martedì, gennaio 17, 2006

Il punto sul campionato



E' finito il girone d'andata con la Juventus a quota 52 punti e l'Inter seconda a 42. Da un po' non commento più le singole prestazioni nerazzurre, infatti già a fine ottobre questa squadra mi aveva nauseato. Sono passati due mesi e mezzo ed è cambiato tutto: l'Inter ha intrapreso una marcia da Scudetto (22 punti nelle ultime otto gare) pari a quella della Juventus. 42 punti per girone in altre stagioni avrebbero significato Scudetto, purtroppo però la Juventus sembra inarrestabile e ha perso soltanto 5 punti in 19 partite. Il divario rimane molto elevato ma sono soddisfatto in definitiva di come si sono messe le cose. Rimane il rimpianto per quell'inizio stagione che tanto ci sta penalizzando. Sono convinto che continuare a lottare per il campionato sia non solo un dovere morale ma anche un modo per tenere alta la concentrazione in vista della Champions League, che rimane obiettivo possibile.
La cosa che più mi preoccupa in questo momento è il fatto che Veron ci lascerà a fine anno per tornare in Argentina. Sostituirlo non sarà facile, e il rischio è che il gap con la Juventus aumenti irreparabilmente. Non vedo infatti molti giocatori in giro che sanno creare gioco come "la streghetta", spero che la società faccia il possibile per rimpiazzare l'argentino con un altro campione di livello internazionale (Ballack?).

sabato, gennaio 14, 2006

Audiolibri per Ipod e non solo



Avete un Ipod nuovo e siete affamati come me di Audio Libri ma su Itunes non trovate nulla in italiano?
La soluzione è semplicissima: Radio Rai. La Rai infatti mette a disposizione moltissimi audio book e sceneggiati.
Il problema è che sono tutti in formato .ra , quindi in teoria potete solo ascoltarli con Real Player.
Per fortuna esistono programmi che ci vengono in aiuto...
Ingredienti per avere un audio libro sul vostro Ipod:
-un pc con Windows 2000/Xp o un Mac PPC con Virtual pc
-possibilmente una Adsl
-Net Transport per scaricare i file .ra
-Shell batch rename per rinominare in modo comodo tutti i file
-Switch di NCH per convertire i file .ra in mp3 o AAC (nella versione registrata)
-Itunes per organizzare i file e darli in pasto al vostro Ipod

Il gioco è fatto ;-)

I libri migliori si trovano nella sezione dedicata alla ribrica "Ad alta voce" di radio 3.


Per Mac Os X non sono riuscito ancora a trovare un modo equivalente che mi evitasse l'uso di Virtual pc ma ci sono comunque programmi per registrare l'audio prodotto da real Player.

Nota:
i programmi che ho citato si trovano facilmente cercando su Google. Soltanto Net Transport non è freeware ma vi regala 3 mesi di prova, sufficienti a scaricare parecchi Audio Libri.

Importante:
utilizzate gli audio libri solo per uso personale, la vendita o distribuzione è vietata dalle leggi vigenti.


Edit: a breve inserirò nuovi link per avere audiolibri sul nuovo Parole Libere.

martedì, gennaio 10, 2006

Mini mele festive



Le feste sono finite, rimangono i bellissimi regali ricevuti quest'anno. Tutto all'insegna delle Mini mele. Di che cosa sto parlando? Ovviamente dei miei nuovi gioiellini, il Mac Mini e l'Ipod Mini. Nei prossimi giorni scriverò una recensione, pazientate! Intanto stasera godetevi le news del Macworld...

lunedì, dicembre 26, 2005

giovedì, dicembre 15, 2005

Tra razzismo e indifferenza: la vera storia di Astutillo Malgioglio

Stavo facendo una ricerca sugli ex giocatori dell'Inter. Stranamente cercando Astutillo Malgioglio su Google non trovavo molte informazioni sull'Inter ma pagine e pagine sulla Lazio. Mi sono insospettito e ho voluto approfondire, non conoscendo affatto la storia di questo portiere dal nome buffo che portava i baffi e non giocava quasi mai. Lo ricordavo come la riserva scudettata di Zenga. Un portiere piuttosto mediocre.
Poi mi sono documentato e ho trovato una sua intervista del 2002, davvero toccante. Ho scoperto che alla Lazio ha giocato anche un "anti-Di Canio", ho scoperto che Astutillo Malgioglio, piccolo in campo era ed è un grande fuori. Vi posto l'intervista nella speranza che i tifosi che oggi vanno allo stadio a far teatrini politici riflettano e si fermino un attimo (soprattutto quelli della Lazio). Sinceramente sono rimasto davvero disgustato dallo striscione "Tornatene dai tuoi mostri".
Vale la pena, leggetela.
_________________




Il calcio business, tutto soldi e "fame di vittoria", persone come Astutillo
Malgioglio non le vuole, non sa che farsene, anzi ne ha paura. Di sicuro non
se le merita. La voce bassa, le parole piene d'amarezza. Malgioglio, 43 anni
ex portiere di Brescia, Roma, Lazio, Inter e Atalanta, racconta la sua
storia. Da giocatore ha sempre diviso il suo tempo tra i campi di calcio e
l'aiuto ai bambini disabili. Un impegno costante che lo portò ad aprire un
centro di recupero a Piacenza, città dove è nato e adesso vive. Terminata la
carriera si è dedicato totalmente ai bambini handicappati, ma da un anno è
stato costretto a chiudere la palestra per mancanza di fondi. "Hanno vinto
loro. Mi hanno battuto. Da giocatore ho lottato tutti i giorni, per
continuare ad aiutare chi, al contrario di noi calciatori, non potrà correre
mai. Adesso che sono un ex, non ho più frecce nel mio arco, né forza per
combattere. Quello del calcio è un mondo senz'anima. Gira solo intorno a se
stesso e ai suoi piccoli drammi della domenica; ogni voce fuori dal coro è
un pericolo. E quando smetti, si spengono le luci. Nessuno si ricorda più di
te". Astutillo scava nel passato e ricorda: "Avevo 19 anni ed ero titolare
del Brescia in serie B quando, grazie ad un amico, visitai per la prima
volta un centro per disabili. Mi impressionò la loro emarginazione,
l'abbandono, il menefreghismo della gente. Fu un'emozione fortissima, un
pugno nello stomaco. I miei genitori si sono sempre impegnati nel sociale,
mi avevano già "insegnato" il rispetto e la solidarietà verso gli altri, ma
quel giorno tutto mi apparve chiaro. La vita non è solo una palla di cuoio.
Mi sono messo a studiare e mi sono specializzato nei problemi motori dei
bambini. Poi col primo ingaggio ho aperto una palestra ERA 77 (dalle
iniziali del nome di mia figlia Elena nata nel 1977, mia moglie Raffaella e
del mio). Lì offrivamo terapie gratuite ai bambini disabili. Li aiutavamo a
camminare, a muoversi da soli". Il tentativo di coinvolgere i compagni di
squadra, tranne rare eccezioni, non ha mai avuto successo: "I miliardari del
pallone dicono sempre di non avere tempo, di essere stressati. Per anni io
ho fatto la spola tra il campo d'allenamento e la palestra a Piacenza:
nessuno stress, solo la sensazione di essere un uomo migliore. Con i bambini
ottenevo la vittoria più importante, la parata da ricordare". Passi per
l'indifferenza. Ma c'era chi del suo impegno nel sociale gliene faceva
addirittura una colpa: "In tutta la carriera non ho mai saltato un
allenamento. Ero uno di quelli che si definiscono "professionisti
esemplari". Eppure, spesso, non bastava. Il bravo calciatore deve pensare
solo ed esclusivamente al calcio. Qualsiasi altro interesse è visto come una
pericolosa distrazione, anche quando aiuti dei ragazzi handicappati. Hai
sempre gli occhi di tutti puntati addosso: compagni, dirigenti, tifosi. Devi
rendere al 110% per non sentire le chiacchiere odiose e disumane degli
sciocchi". E ad ogni umano errore l'ignobile commento: "Quello pensa agli
handicappati invece che a parare.Ho visto Juve-Chievo - continua
Malgioglio - e la papera di Buffon sul primo gol: può capitare di perdere la
palla in un'uscita. Ma fosse capitato a me mi avrebbero massacrato". In
carriera Malgioglio ha cambiato diverse maglie. Dovunque è andato ha
continuato ad aiutare chi aveva bisogno: "Nel 1983 sono arrivato alla Roma.
Dei due anni in giallorosso conservo ricordi splendidi. Ho avuto ottimi
rapporti con tutti. La società mi è sempre venuta incontro: portavo i
bambini disabili a Trigoria per la rieducazione, usavo la palestra della
squadra dopo l'allenamento". Tra i compagni dell'epoca il ricordo più forte
va a un indimenticabile campione che dal calcio è stato tradito fino alle
estreme conseguenze: "Di Bartolomei, il nostro capitano, aveva una
sensibilità particolare. Come me parlava poco, ma aveva un cuore grande.
Andavamo spesso negli ospedali a trovare i bambini che erano in terapia
intensiva". Ma Roma porta alla mente non solo i successi sportivi, la finale
di Coppa dei campioni e la possibilità di continuare ad impegnarsi nel
sociale. Il tono di Astutillo si fa più basso e malinconico: "Dopo due anni
in giallorosso passai alla Lazio, in serie B. Fu una stagione tormentata in
cui vissi l'episodio più triste della mia carriera. La squadra stentava, la
società era assente e disorganizzata, i tifosi non mi lasciavano in pace.
Criticavano il mio impegno fuori dal campo, insultavano la mia famiglia. Mi
sono sempre chiesto il perché di tanto odio; non ho mai preteso applausi,
solo un po' di rispetto. In casa col Vicenza perdemmo 4 a 3 e il pubblico si
scatenò. Fischi continui a ogni mio intervento, fino a quando comparve uno
striscione in curva: "Tornatene dai tuoi mostri". Alla fine della partita mi
sfilai la maglia, la calpestai, ci sputai sopra e la tirai ai tifosi. Sono
un uomo anch'io. La società chiese la mia radiazione. Dello striscione
invece non parlò nessuno". Chi non avrebbe fatto la stessa cosa? Eppure
Malgioglio ci tiene a precisare. "Quello che mi ferì di più, non furono le
cattiverie nei miei confronti ma la totale mancanza di rispetto, di
solidarietà, di pietà per quei bambini sfortunati che non c'entravano
niente. "Mostri", così li hanno chiamati. Il giorno dopo a Piacenza ho visto
i genitori di quei bambini, che mi guardavano negli occhi. Non sapevo cosa
dire. Mi sono vergognato per quei tifosi. Molti di quei bambini oggi non ci
sono più". Aveva deciso di smettere quando arrivò la telefonata di
Trapattoni: "Non è giusto che uno come te lasci il calcio" mi disse. Firmai
in bianco e restai all'Inter cinque anni, vincendo l'ultimo scudetto
nerazzurro. Con gli ingaggi rinnovai la palestra con attrezzature
all'avanguardia.Venivano da tutta Italia per fare rieducazione nel mio
centro". Il destino volle che molti anni dopo, il 4 marzo del 1990 giorno di
Lazio-Inter, Zenga, il titolare, fosse squalificato: "Giocavamo al Flaminio,
perché l'Olimpico era in ristrutturazione in vista dei Mondiali. Trapattoni
non ebbe alcun dubbio: vai in campo - mi disse - non sentire i fischi che
arriveranno, dimostra che uomo e che portiere sei. Il clima era teso, il
presidente Pellegrini mi chiese di portare dei fiori alla curva laziale per
non far scatenare i tifosi, c'era il rischio di incidenti. Io gli risposi
che non sarebbe servito a niente, ma a malincuore portai quei fiori".
Risultato? "La partita iniziò con 15 minuti di ritardo per lancio di oggetti
contro la mia porta. Mi dissero di tutto. Perdemmo 2 a 1 ma fui il migliore
in campo. Fummo bloccati negli spogliatoi per parecchio tempo. I tifosi
volevano assalirmi". Sembra assurdo ma una parte di imbecilli invece di
chiedere scusa a Malgioglio, ancora lo insulta: "Sono tornato a Roma a fine
carriera. Una volta per parlare ad un convegno sui problemi dei disabili,
all'uscita, per strada mi hanno riconosciuto e insultato". A 34 anni
Astutillo ha chiuso la carriera nell'Atalanta a causa di una serie di
gravissimi problemi fisici che ancora lo tormentano. Da un anno purtroppo il
suo centro di rieducazione è chiuso: "La salute e la mancanza di fondi mi
hanno costretto a chiudere la palestra. Io ho di che vivere, non chiedo
niente a nessuno. Ma la struttura costa molto e non me la sento di far
pagare i pazienti. Ora faccio quel che posso seguendo i casi più gravi a
domicilio. Ho ancora tanti macchinari, alcuni fatti fare su misura. Non so a
chi darli, un centro come ERA 77 rappresentava un unicum in Italia. E' un
peccato sia finita così". Dal mondo del calcio, neanche a dirlo, nessun
aiuto, nessun interesse: "Finchè fai parte di quel mondo, riesci ancora a
coinvolgere qualcuno, ad attirare l'interesse. Una volta finito di giocare
però nessuno si ricorda più di te. Non mi è mai piaciuto bussare alla porta
della gente, ho cercato di sensibilizzare tante persone. Ma ognuno deve fare
ciò che si sente". C'è un compagno che Malgioglio non dimentica: "Klinsmann
mi è sempre stato vicino. Ha seguito la mia attività per anni, aiutandomi
molto". Non ne fa un dramma, ma si sente che gli dispiace essere stato
dimenticato da tutte le sue ex società: "Eppure in un recente sondaggio sono
stato eletto miglior portiere della storia del Brescia e c'ero anch'io
nell'Inter che ha vinto l'ultimo scudetto. Ma non ho mai ricevuto un invito,
neanche per vedere una partita. Pazienza, così va la vita". Se fosse
arrivata una proposta sarebbe rimasto nel mondo del calcio? "Mi sarebbe
piaciuto lavorare con le giovanili. Ma uno come me è "pericoloso": mi
batterei contro la tratta dei baby calciatori che arrivano dall'estero,
bambini che vengono strappati dal loro ambiente. Dove finiscono tutti quelli
che non sfondano nel calcio? Se potessi, ad un ragazzo cercherei di far
capire l'importanza dello studio, del rispetto verso gli altri, e gli direi
che il gol più bello è aiutare chi ha bisogno. Perchè il calcio è un gioco,
ma la vita è un'altra cosa". Già la vita, quella che Malgioglio e sua
moglie, premiati dall'Unesco, continuano a spendere aiutando gli altri: "Mi
ha chiamato un'organizzazione cattolica, i frati trappisti di Lodi, per la
creazione di un centro per bambini abbandonati. Voglio aiutarli, le mie
macchine potrebbero ricominciare a lavorare". Chiudiamo con un'ultima
considerazione: oggi spesso la solidarietà nel mondo del pallone è solo di
facciata. Malgioglio sospira: "Un'amichevole a Natale, un sorriso alle
telecamere, una frase di circostanza e tutti a casa. Quanti dedicano davvero
qualche ora a chi soffre? So di Tommasi e pochi altri. Mosche bianche in un
mondo di ricchi, fortunati e.ciechi. Immagino le loro difficoltà. E quando
finiranno di giocare, saranno dimenticati. Perchè il calcio non ti perdona
niente, neanche la solidarietà".

lunedì, dicembre 12, 2005

La beffa mancata :-D

Sembrava la solita beffa, Inter raggiunta a pochi minuti dalla fine e invece Adriano decide che questo derby sarà suo. Il 3-2 ci sta, anche il pareggio non sarebbe stato ingiusto nonostante la prestazione a mio avviso mediocre del Milan.
Grandissimo Cambiasso come sempre, ma stasera la gioia è per l'Imperatore.

lunedì, dicembre 05, 2005

Studenti mettiamoci in regola (?)

Donne delle pulizie, giardinieri, idraulici e baby sitter da gennaio si potranno pagare con i "buoni-lavoro". Proprio così, per contrastare i pagamenti in nero dei cosiddetti "lavoretti ", nelle principali città d'Italia sta per cominciare la sperimentazione dei ticket. Si tratta di buoni dal valore di 10 euro, acquistabili in Posta o tabaccheria, utilizzabili per saldare un'ora di prestazione di "lavoro occasionale e accessorio".

E' un altro degli strumenti di flessibilità previsti dalla legge Biagi che dovrebbe garantire ai lavoratori contributi previdenziali e assicurazione contro gli infortuni, e tranquillità legale a chi li assume ogni tanto, per lavoretti di poche ore.

Verbania, Milano, Venezia, Varese, Treviso, Bolzano, Lucca, Latina, Bari e Catania sono le prime dieci città d'Italia che utilizzeranno questo nuovo sistema.

Il ticket ha un costo di 10 euro. Il lavoratore che lo riceverà, che dovrà appartenere ad alcune categorie (disoccupati, studenti, casalinghe, pensionati) , incasserà invece 7,50 euro, esentasse. Gli altri due euro e mezzo saranno divisi in questo modo: 1,30 euro all'Inps, 0,70 all'Inail e 0,50 al gestore del sistema. Il buono potrà essere riscosso presso la Posta, gli sportelli Lottomatica o presso le tabaccherie.

I sindacati sono scettici sul successo dell'operazione, ma secondo il ministero del Welfare riuscirà a far emergere alcune sacche di lavoro nero.
Resta però ancora da definire chi sarà il gestore del sistema, chi, in pratica, emetterà e riceverà questi ticket, redistribuendone il valore tra i soggetti interessati. Probabilmente sarà bandita una gara d'appalto a livello europeo.

Il ministero del Welfare ha spiegato che l'esperimento durerà un anno. E in questo lasso di tempo si potrà verificare il successo e il raggiungimento degli obiettivi.

(da tgfin)

sabato, dicembre 03, 2005

Licenza di questo blog

Da oggi questo blog segue la licenza Creative Commons.
Sarà possibile copiare il contenuto del Blog liberamente purchè ciò non avvenga per fini commerciali.

venerdì, dicembre 02, 2005

martedì, novembre 29, 2005

Grazie Facchetti

Un grande Facchetti in risposta a chi si sente di giudicare pesantemente l'Inter (sarà perché non si adegua al sistema?):

MILANO – Dopo aver raggiunto Parigi insieme con Luis Figo per partecipare in rappresentanza dell’Inter alla festa per i 50 anni di "France Football", il settimanale che assegna il "Pallone d’Oro", a Giacinto Facchetti sono state riportate le dichiarazioni, rilasciate in mattinata a Torino, dai dirigenti della Juventus.
"A Moggi mi sento di rispondere solo che, fra le tante cose che fa nel calcio, non sapevo che volesse anche scrivere in anticipo le sentenze del Giudice Sportivo – ha commentato Facchetti -. Invece, per quanto riguarda l’immoralità citata da Giraudo, non può essere immorale chi spende soldi propri e non credo che debba spiegare io a Giraudo quali sono le cose veramente immorali del calcio italiano, lui dovrebbe conoscerle bene".

sabato, novembre 26, 2005

Gioco

Solo per interisti veri! Indovinate il calciatore che ha vestito la nostra maglia!
http://www.babago.it/calciatori_inter.zip

venerdì, novembre 25, 2005

Codice sconto per DVD.it

Ecco per voi un codice per avere uno sconto di 5 euro su DVD.it Per usufruirne cercate il film che preferite usando l'icona in basso a sinistra (sotto l'immagine di Frank Morris...).
Il codice vale fino a fine mese! HB-VI2KU-TWJFP

11 stranieri, che male c'è?

Il quotidiano "La Padania" critica l'Inter che si qualifica per gli ottavi di Champion League. Il motivo? Undici stranieri in campo, nessun italiano. Supponendo che si stia parlando di un giornale che si riconosce nei valori della patria (parlo dell'Italia, non della Padania...) non vedo cosa ci sia di male visto e considerato che nella stessa nazionale italiana scende in campo Camoranesi, che non mi sembra più italiano di "Saverio" Zanetti o Cambiasso. In Inghilterra il Chelsea ha già schierato diverse volte 11 stranieri. Certo questo crea un danno alla nazionale, ma non è giusto criticare quando le regole stesse del gioco impongono certe scelte: quanto costa un italiano? Quanti italiani di qualità ci sono sul mercato?

domenica, novembre 20, 2005

Dizionari on-line

Vi segnalo due comodissimi dizionari on-line della Paravia.
Dizionario di italiano:
Clicca qui
Dizionario italiano inglese
Clicca qui

Entrambi sono consultabili gratuitamente, per quello italiano-inglese è necessaria una rapida registrazione. Davvero un ottimo servizio.

domenica, novembre 13, 2005

Storia della mia lingua

Ho trovato in rete a questo indirizzo un breve trattato sulla mia lingua, il marchigiano. Molte persone si meravigliano e ridono quando ci sentono parlare, in effetti è una lingua un po' buffa ma ha delle radici storiche. Forse ho sbagliato a dire una lingua, sono molteplici lingue profondamente diverse. Tra un Benigni (presidente dell'Ascoli calcio) e un Valentino Rossi c'è una differenza linguistica impressionante. Tra i gruppi citati mi pongo tra il secondo e terzo, le mie zone hanno ripreso molto da Fermo ma qualcosa anche da Camerino, e comunque parliamo,ahimè, con la u finale.




«Ste Marche inzomma è probio desgraziate: tanti paesi edè, tante parlate, che una coll’altra ’n ci ha a che fa a noelle, e tra tutte è ’na torre de Vavelle!».

Il poeta Felice Rampini di Ascoli Piceno esprime in questi versi dei primi anni del 1900 tutta la varietà dialettale delle Marche. Un solo dialetto marchigiano, in effetti, non esiste, ma per motivi storici e geografici ogni provincia ha il proprio, talvolta diverso anche nell’ambito dello stesso circondario. Poiché questa regione ha subìto una colonizzazione diversificata e a più riprese, la parlata locale ha seguito distinte linee di sviluppo dando vita ad un panorama linguistico ricco e multiforme.

Anche se per i linguisti le Marche appartengono al gruppo centro-meridionale/mediano, in realtà nella regione convivono, geograficamente disposti in un continuum, dialetti di tipo settentrionale, centrale (toscano, umbro, laziale) e meridionale-abruzzese tali da rappresentare in microcosmo la situazione intera dell’Italia peninsulare. Il territorio marchigiano viene di norma suddiviso in quattro aree:

- la provincia di Pesaro-Urbino, il nord e la parte costiera di Ancona, appartenenti al ceppo gallo-italico, con una lingua collegata al romagnolo;

- il resto della provincia di Ancona e Macerata (inclusa la zona del fermano), che costituiscono il centro dei dialetti marchigiani, strettamente connessi a quelli umbri, romani e toscani;

- la zona circostante Camerino, che conserva, invece, un tipo di dialetto più arcaico, in cui si mantiene la “-u” finale, senza confondersi con la “-o”, come in “lu monnu” (il mondo), dal latino “mundus”;

- infine, la provincia di Ascoli Piceno, in cui la parlata è stata influenzata dall’abruzzese.

Va inoltre sottolineato che nelle città di mare e nei porti, come Senigallia ed Ancona, si trovano alcune forme d’origine veneta.

I termini gallo-italici (primo gruppo) si distinguono per la presenza dei suoni “ü” e “ö”; per la caduta di alcune vocali, come in “stimana” per settimana, “pover” per povero, “pranz” per pranzo; dall’inversione (metatesi) della consonante tonica, come in “arpià” per ripigliare, “arcudà” per ricordare; dal cambiamento (lenizione) della consonante sorda, come in “segondu” per secondo, “diga” per dica, “figu” per fico e dall’alterazione di tutte le vocali doppie; infine, la lettera “z”, come nella Romagna, diventa “s”, così si dirà “passa” per piazza e “tassa” per tazza.

Nel secondo tipo di dialetto, data la sua ristrettezza, è difficile stabilire delle regole precise, ma abbiamo alcuni caratteri specifici, come il cambio di “i” in “e” e viceversa, tipo in vetro, al plurale “vitre”; nei verbi, come in mietere, che in seconda persona diviene “tu miete”; il cambio “uo” in “o”, per cui buono diventa “bono”. Un’altra particolarità è l’assimilazione delle lettere: caldo è “callo”, grande “granne”, quando “quanno”, ecc... Nelle iniziali in “g” si hanno inoltre delle variazioni, dunque gioventù diventa “gioentù” ad Ancona, ma a Macerata la parola giovanotti si trasforma in “gghioenotti”, con un rafforzamento del suono duro “g”.

Nel territorio intorno a Camerino, invece, il dialetto marchigiano si mantiene più puro, con la sua caratteristica finale in “u”. La coinè “dell’u finale” abbraccia la parte centrale e maggiore della regione, i cui limiti si possono determinare fra la valle dell’Aso a sud e quella dell’Esino al nord.

Questo dialetto, unico nei suoi caratteri fondamentali, tende ad attribuire una certa sonorità alle consonanti sorde, specie dopo le nasali “n” ed “m”: quindi “c”, “p” e “t” divengono quasi “g”, “b” e “d”.

Nella letteratura G. G. Belli si burlò di una tale pronuncia in un sonetto scherzoso intitolato “Sonetto pasdorale”. Tuttavia, se il romanesco di G. G. Belli fu anche terribile strumento di satirica politica, se il siciliano di G. Meli ed il sardo di S. Satta ebbero forme e movenze liriche, se Carlo Porta piegò da par suo il milanese persino a polemiche letterarie... il dialetto marchigiano, semplice, bonario ed eminentemente rurale, non poté trattare, per dirla con Alfonso Leopardi, che di «argomenti umili, piani e preferibilmente locali, senza nascondere le parole men che decenti, perché esse sono moltissima parte del linguaggio del volgo. Quindi, chi può sentirsene scandalizzato, arricci pure il naso e passi oltre!».

Per quel che riguarda il vocabolario, la situazione del marchigiano è piuttosto composita. Citiamo alcuni esempi: nella prima zona si ha “bagé” per maiale e “butrigò” per precipizio; ad Ancona si ha “impalichì” per appisolarsi e “strofu” per cencio; a Macerata, “curtina” è podere e “sarvai” è imbuto; ad Ascoli Piceno, “furia” vuol dire molto, “fracchia” fango e “rua”, dal francese “rue”, significa via.

Il professor Baiardi della facoltà di Lettere ad Urbino afferma che «il diffondersi dell’istruzione e del linguaggio comune dei media ha condotto al declino del dialetto». Esso è comunque ancora diffuso tra gli anziani e nelle campagne, dove però non è puro, ma “inquinato” dall’italiano. Parlato poco, il dialetto è invece sostenuto e valorizzato dagli artisti regionali. A partire dagli anni ’70, sono aumentati gli studi incentrati sulla lingua locale, a cominciare dall’istituzione della cattedra di Dialettologia, proprio in seno all’Università di Urbino (1969-1970).

Lo spirito dovrebbe essere quello di favorire l’autocoscienza linguistica. Lungi cioè dal cercare di stimolare mitici e impossibili ritorni alle origini, si auspica piuttosto di contribuire al formarsi di una più pronta, approfondita e diffusa capacità di percezione delle diversità, nel rapporto dialettico fra radicamento in una realtà territorialmente definita ed uso consapevole e adeguatamente padroneggiato del dialetto di ciascuno.

venerdì, novembre 11, 2005

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Un piccolo spot su Timworld...che ne pensate?

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Serie A a Mentana



Nuova puntata nella fiction di canale 5 "Serie A". La conduzione del programma sportivo che ha preso il posto di Novantesimo minuto passa a Mentana. Riuscirà a fare meglio di Bonolis? Ho molti dubbi. Mentana non è un giornalista sportivo, io ci avrei visto meglio l'accoppiata De Luca-Vianello. Confermata la brava Monica Vanali, dovrebbe lasciare anche la Gialappa's band.

venerdì, novembre 04, 2005

Luca Vialli ad Adriano



Caro Adriano,
ti seguo con interesse sin da quando, qualche anno fa, ti sei affacciato,
prepotente come uno dei tuoi favolosi tiri di sinistro, sul palcoscenico del
nostro campionato, mostrando immediatamente di possedere le stigmate del
fuoriclasse. Potente, elegante, talentuoso, ottimo finalizzatore, hai fatto
vedere le tue qualità adattandoti velocemente alle difficili marcature e ai
rigidi, tu spirito libero, dettami tattici del calcio italiano. Hai
dimostrato chi sei e che cosa sai fare nel mitico Brasile e nella grande
Inter, la squadra per cui batteva il mio cuore di fanciullo, di cui sei
diventato la stella e il giocatore più rappresentativo. Ora non stai
attraversando un momento di grande forma e sembri arrabbiato, anche se forse
è più onesto dire che stai giocando male e sei incazzato nero.
Voglio dirti che capisco quello che stai provando. Lo capisco perché qualche
anno fa, quando io giocavo e tu eri ancora un bambino, ho provato le stesse
cose. Anch'io ero considerato un campione e, come te, ero spesso al centro
dell'attenzione. Anch'io, come te, sono stato caricato di grandi
responsabilità, calcistiche s'intende, quando ero ancora un ragazzo con
qualche pregio e molti difetti. Anch'io avevo un rapporto con la maggior
parte dei giornalisti basato sulla massima sfiducia e comunque li
consideravo una bella scocciatura. A volte li evitavo con lunghissimi
silenzi stampa, preferendo, come si dice, parlare con i fatti o meglio con i
gol. Durante i periodi di scarsa vena, puntualmente cominciavano a circolare
strane voci. Una volta dissero che giocavo male perché ero in rotta con il
mio presidente Mantovani. Secondo alcuni ben informati, avevo messo incinta,
io che ero già fidanzato, la figlia di un potente armatore genovese. Per
pagarne il silenzio, avevo chiesto al Presidente un regalo di 800 milioni
(lire!) e arrabbiato per il suo rifiuto avevo deciso di giocare male.
Un'altra volta dissero che non segnavo perché ero in crisi con il mio
compagno di squadra, oggi il tuo allenatore, Mancini, con il quale avevo una
relazione tanto intima quanto segreta. Oggi, scrivendo e ricordando queste
cose, mi viene da sorridere. Ma allora mi arrabbiavo e mi incupivo, un po'
come te e smettevo di sorridere, soprattutto in campo. Anche certi compagni
di squadra cominciavano a risultarmi antipatici e invece di apprezzarne i
pregi, in campo e fuori, mi concentravo sui loro difetti, inconsciamente
incolpandoli della mia situazione. Anche io ho avuto momenti di
incomprensione con grandi allenatori. Pensa che una volta, toccando il punto
più alto di stupidità della mia carriera, ho rifiutato la Nazionale perché
non ero in sintonia con Sacchi. Anch'io, come te, ho dovuto convivere con il
fardello della responsabilità di essere considerati degli esempi, dei
leader. Dai compagni che ti guardano e sono pronti a seguirti, ai tifosi che
ti vorrebbero il più bravo in campo e immune da qualsiasi tentazione fuori.
La vita del campione è fatta di onori ma soprattutto di oneri. Leader è
colui che smette di chiedere cosa la squadra sta facendo per lui e comincia
a domandarsi cosa può fare lui per la squadra. Come a Torino, contro la
Juve, quando forse avresti potuto farti «sentire» di più anche se la tua
squadra, impegnata a difendersi, non ti forniva il supporto di cui
necessitavi. Anche io, come te, ho sofferto di infortuni piccoli e grandi
che hanno condizionato le mie prestazioni. Oggi pensando ai momenti
difficili della mia carriera di giocatore, provo un po' di nostalgia. Perché
erano comunque momenti importanti. Perché è quando le cose non funzionano
che si impara a conoscere se stessi, di che pasta si è fatti. Quando devi
guardarti dentro e cercare il coraggio, la forza e la determinazione per
cominciare la risalita. Perché si dice che si cade per imparare a rialzarsi.
Piano piano ho imparato che ci vuole pazienza. Ho capito che in certi
momenti la cosa più importante era allenarsi seriamente per ritrovare la
forma e la gioia di correre veloci senza fare fatica. Ho capito che era
importante arrivare al campo per primi e andarsene per ultimi curando tutto
nei minimi dettagli. Ho capito che era altrettanto giusto ed importante
staccare la spina e vivere i propri 20 anni, ma sempre con un po' di
giudizio e buon senso. E poi, raccontare la tua verità, ponendo fine a tutte
le illazioni perché c'è un sacco di gente che ti vuole bene ma che ora non
sa più a cosa credere. Parla e spiegati sempre con i compagni e con Mancini.
Lui, come me, sa cosa provi e lui, come te, vuole fare grande l'Inter.
Roberto, come tutti i grandi giocatori diventati allenatori, è molto
esigente, ma so che ti stima e sta lavorando per farti diventare il più
forte di tutti. Tu sei Adriano l'Imperatore e questo non te lo devi scordare
mai. Scusandomi per l'intrusione con affetto e ammirazione

martedì, novembre 01, 2005

Mini recensione Nokia 6230 Milleuna Tim



Mini recensione del Nokia 6230 Milleuna Tim


Confezione:

Nella confezione con il telefono troviamo una sim card Tim da 5 euro,auricolare stereo, cd di installazione e una memory card MMC da 32Mb. Non c'è il cavetto ma non è un grande problema, come spiegherò in seguito.
Il cd di installazione funziona solamente con Windows XP e Windows 2000.

Primo approccio:
Il Nokia spedito da Tim è grigio argentato. Molto bello esteticamente, non è piccolissimo ma sta comodamente in tasca. L'aspetto è molto sobrio, l'ideale per un professionista.
L'apertura della cover posteriore è un po' difficoltosa, non è una novità per chi è abituato ai cellulari Nokia. Dopo un po' ci si abitua. I pulsanti sono rapidi e facili da usare, tranne quello centrale che può risultare un po' ostico inizialmente sebbene poi risulti molto comodo.

Software:
Detto che i servizi base sono completi (T9, vivavoce, vibrazione, chiamata vocale ecc...) andiamo ad analizzare più da vicino il contenuto di questo cellulare.
Il software è davvero ottimo, come sempre nel mondo Nokia.
E' tutto molto semplice e intuitivo, e soprattutto gira velocemente.
Si possono realizzare video, ascoltare mp3,registrare le chiamate,guardare videoclip e tanto altro.
Le foto sono di qualità 640*480, non malvagie di giorno. L'audio dei video e degli mp3 è discreto per un cellulare. Gli mp3 possono essere utilizzati come suoneria senza alcuna limitazione. La radio funziona soltanto con gli auricolari attaccati,un peccato.
I giochi Java inclusi sono: Chess Puzzle, Golf,Beach Rally II.
C'è anche un comodo dizionario delle lingue, utilissimo quando si va all'estero.

Le prove sul campo:

Per testare il telefono ho attivato l'opzione Maxxi Tim wap (3 euro) e Maxxi Mobile tv (5 euro). E' possibile impostare l'APN di default, in questo modo si può scegliere la connessione più conveniente tra il wap e il GPRS/Edge standard. Bisogna dire comunque che la connessione si è sempre rivelata discretamente veloce, molto più performante del normale GPRS.

Ecco un elenco di prove:

-Mobile Tv.
I canali disponibili sono quelli della Rai (identici a quelli che vanno in onda), più altri servizi supplementari come il tg5,l'isola dei famosi ecc...La visione della tv è abbastanza fluida, per cui il video è decente. Essendo lo schermo un po' piccolo non si riescono ad esempio a distinguere bene le azioni di una partita di calcio (almeno è cosi con gli spezzoni offerti da Tim),ma altri programmi non danno problemi salvo qualche volta in cui il buffer della connessione si vuota e perdiamo un paio di secondi di visione. Comunque la connessione Edge è più che sufficiente per vedere lo streaming. In generale sono soddisfatto dal servizio.

-Installazione Applicazioni.
Le potenzialità di questo cellulare possono essere sfruttate appieno installando alcuni utilissimi programmi Java. A mio avviso i migliori sono Opera Mini, Mmail,eMSN,Smsbug. Opera mini permette di sfruttare il cellulare come se avessimo a disposizione il browser del pc. Funziona tutto benissimo, anche la connessione a siti sicuri. Mmail è un client per le email (costa appena 4 dollari),eMSN è un programma gratuito che permette di chattare con utenti msn che scrivono dal computer, infine SMSbug è un comodo software che in periodi di magra permette di inviare SMS a soli 3 centesimi.
L'installazione delle applicazioni avviene in modo molto semplice con la Nokia pc suite (in dotazione). Il trasferimento dei file può avvenire, oltre che da wap, mediante cavetto USB, infrarossi e bluetooth. Quest'ultimo è il metodo che consiglio e che rende assolutamente inutile il cavetto.

-I film sul telefonino.
Sembra una cosa strana ma ormai sui cellulari si possono guardare anche i film. Per farlo basta convertire tramite la Nokia pc suite un filmato nel formato .3gp
Un film mediamente occupa attorno ai 50 Mb quindi richiederà una memory card maggiore. In alternativa si possono spezzettare i film oppure passare al cellulare brevi videoclip.
Qui ho trovato la pecca più grande: non è infatti possibile mandare avanti o indietro il filmato. In tal modo se per caso ci arriva un messaggio e usciamo dal player siamo costretti a ricominciare dall'inizio la visione. Un vero peccato.

Per ora la recensione si ferma qui, del resto l'ho avuto tra le mani per appena 8 ore...

domenica, ottobre 30, 2005

Una chicca cinematografica



Batman, Alien e Predator insieme! Possibile? Si, e grazie a Google video adesso ce lo possiamo guardare tutti.
Ecco il link , il film si chiama Batman Dead End.